Experience Music Academy

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Analog Vs Digital

Analog Vs Digital

 

La Produzione Musicale, mondo vasto e complesso, artigianato tecnologico (come lo definiamo noi),  ricco di sfaccettature ed estremamente affascinante  con una lunga storia alle spalle è quel contesto in cui si rende reale quello che fino a poco prima era solo un’idea nella mente di un musicista.

Di acqua sotto i ponti ne è veramente passata tanta da quando, a fine ‘800, si iniziò a registrare audio, dalle prime forme rudimentali di fonografo ai sistemi dei giorni nostri in grado di registrare e mixare anche centinaia di tracce musicali in uno stesso progetto.

Storicamente e tecnicamente il processo produttivo è stato una continua evoluzione, dal fonografo a registratori su filo magnetico a registratori a nastro, ma la vera svolta, e qui stiamo sintetizzando molto per questioni di tempo, è avvenuta negli anni ‘80 quando sono stati introdotti i primi sistemi digitali.

Il digitale ha portato tutta una serie di novità e possibilità fino a quando si è praticamente imposto al centro del sistema produttivo dagli anni ‘90 in poi. E’ doveroso precisare che attualmente grazie al digitale con un laptop e pochi altri strumenti si possono fare dei dischi.  Se ci guardiamo attorno però, da qualche anno a questa parte c’è il ritorno di tutta una serie di apparecchiature analogiche nel mondo dell’audio e si sono contestualmente formate due correnti di pensiero ben distinte, pro Digitale e pro Analogico.

Per prendere una posizione, ammesso che lo si debba per forza fare, è bene fare un’analisi dei due mondi mettendo in evidenza gli aspetti positivi e negativi degli stessi.  

Una produzione ANALOGICA è un sistema in cui il suono, dopo essere stato catturato dai microfoni e trasdotto in energia elettrica, viene processato da apparecchiature analogiche come mixer, equalizzatori, compressori, effetti di ritardo etc per essere mixato e fissato in supporti fisici, come il nastro o il vinile tanto per citarne i principali.

I PRO di questo sistema, a mio avviso, riguardano vari aspetti; ergonomico, timbrico e di dinamica.

Ergonomico per la praticità di svolgere alcune funzioni, si pensi ad esempio a quanto veloce ed immediato sia inserire un eq ed equalizzare una traccia audio in un banco analogico, assegnare poi la stessa traccia ad un gruppo e comprimerla con un compressore in insert dello stesso, ma gli esempi potrebbero essere diversi.

Aspetti positivi dal punto di vista timbrico in quanto la strumentazione analogica, soprattutto se di qualità, nel percorso fa passare la corrente elettrica attraverso trasformatori, filtri, condensatori, valvole che  ne alterano le caratteristiche donando colore ed un timbro che per l’orecchio di tanti risulta essere più piacevole, pieno e pastoso.

Ultimo aspetto positivo riguarda la dinamica nella somma, che in un un banco o un sommatore analogico sembra essere maggiore rispetto al master bus di una D.A.W (Digita Audio Workstation).

I CONTRO di questo sistema sono principalmente di carattere economico e di spazio visto che consolle analogiche ed outboard in generale sono ancora economicamente molto costosi, nonostante i prezzi si siano molto ridotti rispetto gli anni 60/70/80, consumano molta energia elettrica sia per il funzionamento che per il raffreddamento degli ambienti surriscaldati dalle stesse, si usurano, necessitano di manutenzione tecnica specializzata e spesso le parti di ricambio non più prodotte risultano difficilmente reperibili. Altro aspetto che emerge dal  lavoro quotidiano con questi sistemi è il fatto che ti impongono  di seguire determinate procedure a livello di flusso di lavoro e vi è più complessità nel richiamare e modificare progetti meno recenti o di lavorare su più progetti contemporaneamente, se non eseguendo manualmente dei recall (non sempre precisi) delle impostazioni  delle macchine.  

Una produzione DIGITALE è un sistema in cui il suono, dopo essere stato catturato dai microfoni, trasdotto in energia elettrica e pre-amplificato viene poi convertito in digitale da convertitori A/D (from analog to digital) per essere editato, processato e finalizzato interamente  ITB (in the box) nel computer, attraverso software (Pro Tools, Logic Pro, Cubase, Digital Performer etc) grazie a mixer virtuali e plugin (eq, compressori, fx etc) per poi essere ri-convertito da convertitori D/A (from digital to analog) per essere riprodotto in maniera analogica dagli speaker del nostro sistema.

I PRO di questo sistema sono l’assoluta flessibilità di lavoro che permette in tempo reale di passare da un progetto ad un altro in pochi secondi richiamando tutte le impostazioni,  permettendo di lavorare a più progetti contemporaneamente. Pensiamo, per fare un esempio,  alla possibilità di portare avanti i mix dei diversi pezzi di un disco parallelamente e non uno alla volta (a qualcuno potrebbe piacere, a qualcuno no in realtà), per certi aspetti potrebbe essere comodo per trovare un sound più uniforme dei diversi brani.  

Altro aspetto a favore può essere quello economico visto che un sistema digitale può essere molto meno costoso di un sistema composto da consolle analogica e outboard esterni, anche se in realtà questa considerazione è valida solo per un set-up digitale di piccole dimensioni, diversamente prendendo in considerazione un set-up più complesso con computer performanti di ultima generazione, software con dsp hardware, diversi convertitori top gamma per raggiungere un adeguato numero di in/out, generatori di clock, licenze di plug-in, librerie di suoni campionati e virtual instruments, in realtà, si arrivano a spendere svariate decine di migliaia di euro.

I CONTRO di questo sistema possono essere di carattere timbrico e dinamico legato alla somma. Il suono digitale viene spesso definito, forse erroneamente, “freddo” (ma forse sarebbe più corretto definirlo “preciso e clinico”) probabilmente a causa della mancanza di componentistica che apporti colore e spessore al suono, come nel caso di strumentazione analogica per i motivi sopra descritti.  Aspetti negativi dal punto di vista dinamico sono dovuti al fatto che la somma del master bus di una D.A.W. risulta essere meno performante e limitata in dinamica visto l’innumerevole carico di lavoro della CPU e dei DSP interni o esterni al computer.

In mezzo a chi sta totalmente da una parte rispetto all’altra ci sono anche coloro i quali (ed in questa categoria si colloca la filosofia di  Experience Studio Recording) non vedono i due mondi come contrapposti ed hanno deciso di lavorare con un sistema ibrido sfruttando gli innumerevoli aspetti positivi dei due sistemi, digitale ed analogico, senza rinunciare alla precisione e versatilità del digitale e allo stesso tempo sfruttando timbro, calore e dinamica delle macchine analogiche. Secondo noi questa è una scelta veramente intelligente e vincente che guiderà il trend del prossimo futuro in campo di produzione audio.

Experience Studio Recording, dopo un lungo periodo di studio e ricerca per capire la direzione da prendere, ha inserito da qualche mese nel proprio studio un banco analogico, uno STUDER 963. E’ un banco non più in produzione, che abbiamo cercato a lungo per le caratteristiche soniche e costruttive che lo contraddistinguono e che siamo andati a prendere in Francia, in uno studio a nord di Parigi.  Il modello in oggetto è nato negli anni 80 circa e nel nostro caso specifico è stato costruito nel 1991, è un 24 canali (19 pre/linea mono e 5 linea stereo) tutti con equalizzatore a tre bande (medi parametrici), 4 bus e 2 coppie di master, ha una patch interna che permette di lavorare con outboard esterno ed equipaggiato con 8 compressori interni assegnabili via patch. Sfrutta la tecnologia in-line (funzione che rende il banco molto flessibile grazie alla quale si è potuto ridurre dimensioni e costo delle console da studio rendendole più accessibili sia in termini economici che di spazio) la quale permette, semplicemente premendo un tasto, di lavorare in due modalità diverse, in una il mixer riceve il segnale dagli input mic/line e nella seconda modalità dai “tape return”, cioè i ritorni dal registratore (nel nostro caso un computer). In questa maniera registrare, riascoltare, fare sovraincisioni, ri-ascoltare e passare al mix è molto veloce e non necessita di movimento nei cablaggi durante il lavoro.

Dicevamo che il nostro è un sistema ibrido infatti il Banco è collegato al Computer per la registrazione e la conversione è affidata al sistema Symphony I/O di Apogee.

Già dai primi lavori fatti con il banco diversi importanti elementi si sono messi in evidenza  rispetto le nostre esperienze passate e li condividiamo con voi:

  1. I pre-amplificatori sono di grande qualità e carattere, donano pastosità, pienezza, e restituiscono un suono molto “caldo” che definiamo quasi “già pronto” e permettono una dinamica molto maggiore in fase di registrazione;
  2. L’ eq di ogni canale è molto musicale, morbida ma efficace, mai eccessiva nell’ introdurre distorsioni di fase;
  3. Il banco permette una somma delle tracce molto più definita dove i vari elementi musicali restano intelligibili trovando spazialità nel mix ma al tempo stesso incollati gli uni agli altri in un suono molto compatto.

Siamo molto soddisfatti quindi della scelta fatta e di lavorare con un set-up che sfrutti il meglio dei due mondi e dopo aver fatto questa analisi ed aver condiviso con voi la nostra esperienza, comunque ci va di mettere in evidenza il fatto che ogni posizione in merito al discorso “Analog vs Digital” secondo noi può essere sensata se alla base ci sono scelte ponderate e precise, che non vi è “giusto” o “sbagliato” ed ogni diatriba risulta essere assolutamente superflua se non si mette in primo piano preparazione tecnica e cultura nell’ascolto e musicale di chi produce. Senza questo non si va da nessuna parte.

Vi lasciamo con l’ascolto di qualche pezzo delle nostre ultime produzioni con il set-up sopra indicato. 

Una cover re-interpretata da Samuele Rossin e Nicola Cipriani e mixata sullo Studer 963.